Pensées 4-12-17

Divertire: dal latino divertĕre (volgere altrove, deviare)…
girarsi dall’altra parte, dimenticare per un po’ la reale assurdità del mondo, le cose illogiche, incomprensibili. In questo trovavo la matematica “divertente”.
Le cose davvero interessanti, invece, erano pesanti e noiose… troppe parole contraddittorie, troppa confusa umanità.
Ma le cose divertenti, spesso, non sono interessanti: sono solo un gioco.

Molta gente è convinta che si possa giocare tutta la vita, o dedicare tutti se stessi ad un’unica passione… trascurando la salute, gli affetti, la coscienza delle proprie azioni quotidiane e i problemi del pianeta.
Eppure ogni tanto ricordo che su questo ho sempre avuto le idee chiare: l’ultimo anno di liceo, in una giornata di orientamento, parlava un astrofisico che passava la vita a studiare e girare il mondo nei vari laboratori di ricerca. Diceva che, per fare questo, il tuo lavoro dev’essere tutta la tua vita. In pratica: non esiste altro.
“Certo”, pensavo, “e i figli li lascia alla babysitter! Ma fatemi il piacere! Non farei mai una cosa del genere.”
Sapevo che più di tutto m’importava la salute dell’uomo e della Terra, e che mi sarei volentieri “sprecata” iscrivendomi a Scienze Ambientali. E il compagno di classe ciellino, incubo di quei 5 anni di scuola, mi sfotteva: “Bene, così potrai fare l’operatore ecologico!”

Fisica è stata una scelta quasi spontanea, un compromesso tra le abilità matematiche e le possibilità di applicazioni ambientali. Ma poi, quali possibilità? E la salute? E il resto del mondo? Per continuare su quella strada bisognava, ancora una volta, dedicarci tutti se stessi, trascurando tutto il resto.
E mentre capivo questo scoprivo l’altra crudele verità, una delle più grandi tragedie del mondo contemporaneo: quasi tutti gli sbocchi professionali significavano diventare schiavi di un computer.
E di conseguenza diventare dipendenti da: ottici per la vista rovinata, fisioterapisti o palestre per la schiena dolorante, medicine per questi e altri problemi, tecnici informatici per i continui capricci delle apparecchiature elettroniche, ecc. ecc.ecc.
Le possibilità di fare qualcosa di concreto per l’ambiente s’intravedevano sempre poco. L’ultimo anno di Geofisica ho aspettato mesi per fare una tesi che riguardasse minimamente problemi d’inquinamento, ma niente da fare. Guardavo ex colleghi lavorare per compagnie geofisiche passando tutte le giornate davanti ad uno schermo… mi sembravano loro gli assistenti del computer! Spesso dovevano risolvere i problemi dell’hardware o del software, o inventare algoritmi, piuttosto che studiare la Terra.
E anche lì mi ripetevo: “Ma sono tutti fuori di testa? Mai e poi mai farei una cosa simile!”

Certo, mi si può dire: non era il corso adatto a me, avevo scelto male. D’accordo. Ma un secolo fa penso che sarebbe stato adattissimo. Gli argomenti erano affascinanti… ma gli strumenti attuali mi hanno trovata inadatta, ribelle, non disposta al sacrificio… e mi hanno portata al disgusto totale. E certamente avevo anche altri interessi, dove l’essere umano era più importante della materia, delle equazioni… e soprattutto delle macchine.

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