Cit. “Cose che nessuno sa”, di A. D’Avenia

Persino il mare sembra senza limiti, eppure canta solo quando li trova […]. La bellezza nasce dai limiti, sempre.

“Da dove viene la tua bellezza?”. E la donna mi ha risposto: “Un giorno piangevi e io mi sono strofinata il viso con le tue lacrime”.

“… perché per i bambini ripetere è la cosa più normale che esista […]. Le parole per i vecchi e per i bambini non servono a spiegare, giustificarsi, giudicare, ma sono come nodi su un filo, servono ad assicurare che il mondo è rimasto in ordine”.

Avrebbe fatto la fame, ma per fortuna c’erano le ripetizioni in nero. Il mercato degli ignoranti è come quello dei morti: non conosce flessioni.

“Signorina, stai al tuo posto. E’ una vita che cucino e so io di quanti etti di pasta ha bisogno un cuore rotto.” Lo disse con quella r arrotolata e impronunciabile per chi non l’abbia ascoltata sin da bambino. Sembrava che il cuore fosse veramente rotto, ad ascoltare quel suono.

i fimmini quarchi vota dìciunu u veru, ma nun lu dìciunu interu.
“Che?”
“Certe cose non si dicono ad alta voce, gioia mia. Si fanno e basta.”

i ragazzi sorridevano, ridevano, si sganasciavano. Avevano negli occhi la felicità di chi sta mettendo nel giusto ordine amore e conoscenza. Le loro pupille erano dilatate. Anche se nessuno aveva fumato niente e l’erba faceva solo da pavimento.
«i Greci hanno inventato la parola “scuola”, che viene da “scholé”. Sapete cosa vuol dire?» chiese.
il passante con il cane si accomodò sulla panchina più vicina ad ascoltare, mentre il cane scorrazzava libero e si avvicinava ai ragazzi distesi. La ragazza cominciò a fare esercizi di stretching lì accanto, senza infastidire, ma riuscendo ad ascoltare. Ecco, la classe era completa. Che miracoli potrebbe fare la scuola se fosse scuola davvero, pensava il professore felice al centro della sua liturgia.

“Un uomo sceglie una donna, e viceversa, nella speranza che ci sia almeno uno o una al mondo capace di perdonare tutto quello che fa, o che almeno ci provi. Almeno uno capace di perdonarti esiste.”

“Solo un lungo travagghio rende la crema dei cannoli perfetta. Càliti jiunciu ca passa la china.
“Che ti serve?”
“Niente… è un modo di dire che ci vuole pazienza, ci vuole. Soprattutto nell’amore.”

“Nella mia terra le persone che ami le chiami ciatu mio: “respiro mio”. Si dice che la persona giusta è quella che respira allo stesso ritmo tuo. Così ci si può baciare e fare un respiro più grande…”

Non c’è niente di più potente della nostalgia del futuro: è la libertà che prende possesso di sé e vuole dare inizio a qualcosa di nuovo, unico e irripetibile.

Il vento sibilava insinuandosi in quella foresta di pennoni e vele, e c’era da impazzire di fronte a tanta libertà di partire, perdersi, e forse tornare.

All’inizio della vita si concentra tutto quello di cui abbiamo bisogno, poi passiamo il tempo a cercare ciò che abbiamo già avuto. E se non l’abbiamo avuto o lo abbiamo perso, allora quella è la paura.

Perché ogni cosa bella troppo spesso è quel che resta di un naufragio.

Nessuna perla è uguale all’altra. Nessuna perla è mai perfettamente simmetrica. E nelle cose di questo mondo è meglio tenersi lontani dalla perfezione: la luna quando è piena comincia a calare, la frutta quando è matura cade, il cuore quando è felice già teme di perdere quella gioia, l’amore quando raggiunge l’estasi è già passato. Solo le mancanze assicurano la bellezza, solo l’imperfezione aspira all’eternità. La perla se ne sta lì con quella sua irraggiungibile imperfezione, nata dal dolore. E dall’amore che lo abbraccia.

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