Pensées 26-01-15

È incredibile…
So che non è saggio fantasticare sul passato, pentirsi, e pensare a come le cose potrebbero essere diverse SE mi fossi comportata diversamente, soprattutto SE avessi dato retta alla gente che mi somiglia.
SE avessi considerato l’idea dei genitori di iscrivermi in Lingue…
SE avessi ascoltato mia sorella che non apprezzava il carattere di chi studia matematica…
SE…
Se avessi colto nei consigli entusiasti di un ragazzo speciale la mia giusta direzione, o almeno una buona via per trovare quello che cercavo…

TEATRO era la parola magica.
Era un indizio, fin dal principio.
Ma io non ho saputo afferrare i sussurri della fortuna… Non sono mai stata brava a capire la gente quando sussurra, a leggere il labiale.
Ho sempre voluto che si parlasse chiaro, che tutto fosse sincero e trasparente.
E mi sono sempre fatta capire troppo, forse. Ma così non c’è mistero, dicono… Ed è il mistero che attira.
Quel che non si capisce è più attraente… il “vedo non vedo”…
Ecco. Io queste cose non le capivo. O semplicemente le ho sempre rifiutate per principio, perché la chiarezza, oltre che una mania, per me era proprio un valore.
Una specie di mio moralismo scientifico.

Ma torniamo a noi. TEATRO, si diceva. Il regno della finzione, della fantasia, dove quel che conta sono le emozioni reciproche, lo scambio di sguardi, le interazioni tra gli attori e quelle con il pubblico.
Un gioco vivo, reale; l’esatto opposto della vita virtuale, l’unica salvezza dal mondo dei social network ma anche dal mondo delirante degli studenti ansiosi ed oppressi, avidi di tempo.
Questo ragazzo X, con gli occhi ancora a cuoricino dopo la visita al T.R.A. e la partecipazione ad un’assemblea interna, probabilmente mi aveva detto una frase in francese che adesso mi suona quasi una profezia ma che allora speravo di non aver capito.
Detta in gergo giovanile, credo significasse che in quel posto si possono incontrare uomini interessanti (“de bons mâles”?).
Era un consiglio sincero e appassionato… E infatti nei successivi discorsi ha fatto di tutto per convincermi a frequentare il Teatro Rossi e prendere parte alle assemblee. Anche a fare un corso di teatro, a cui una mia cara amica era seriamente interessata. “Hai pure un’amica molto simpatica con cui farlo…”
Il corso al CUS non era granché, e poi lei non l’ha fatto; anzi, mi ha raggiunta al corso di zumba, ideale per sfogarsi e non pensare a niente.
E infatti avevo bisogno di pensare il meno possibile, ma non era facile.

Riprendere gli studi geofisici dopo aver conosciuto nuovi familiari e parlato la loro lingua, ma soprattutto dopo quella paradisiaca settimana dagli Elfi, sembrava un’impresa insormontabile.
Forse avrei fatto meglio ad arrendermi. Avrei risparmiato la mia salute e conosciuto tanta bella gente. Avrei frequentato il Teatro Rossi ed avrei assistito al concerto di dicembre senza l’ansia dell’esame.
Sarei andata anche al secondo concerto, o chissá, forse avrei pure collaborato con gli organizzatori.

Laura, a cui (mentre X. la “intervistava”) avevo manifestato la mia ammirazione per quel teatro, mi aveva quasi ordinato: “Tu adesso DEVI venire!”
Quando poi l’ambizione di laurearmi mi ha imprigionata, suscitando il mio terrore per certe distrazioni, mi sono tenuta alla larga da ogni cosa che potesse ricordarmi quanto poco senso avesse quello che studiavo.

Così non ho iniziato a frequentare gli “hippie” pisani, non ho visitato la campagna di Lia e non sono più tornata al Teatro Rossi.
Ho pure mandato un messaggio a Laura, scusandomi per la sparizione e spiegandole i miei motivi, ovvero la priorità di mantenere la borsa di studio e la paura di distrarmi troppo.

Alla fine, mi sono beccata 30 all’esame.
DOMANDA: ne è valsa la pena?!
Considerato che, pur non distraendomi con altra gente, ho perso un sacco di tempo per fare i conti con me stessa?!
Con il mio amore immaginario e irraggiungibile, con i film che guardavo e i film che mi facevo, e le lettere che scrivevo…
Se solo avessi vissuto di più nella realtà, Santa Madre Natura…
Perché, perché ero così vigliacca, così pigra, così bambina?!
Per proteggermi, certo… per proteggermi dalla pericolosa coerenza, che sarebbe stata incoerenza con un percorso scelto e con la mia dannata ostinazione nel volerlo portare a termine, per non “sprecare” i passati sacrifici.
Così ho accettato un altro tipo di spreco, sacrificando delle occasioni che, com’è giusto, non torneranno mai più.

Non mi resta che “far tesoro del passato, vivere con gioia il presente, e guardare con gioia al futuro”, come ci scrissero le maestre sul bigliettino d’auguri di fine anno. Nel mio c’era disegnata una bimba in bicicletta :-)

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