Da “Il grillo canta sempre al tramonto” – D.Fo, G.Casaleggio, B.Grillo

Stampa e televisione
” GC   […] Diverso è un talk show dove si discute del nulla, si parla di temi astratti, di ideologie, si aizza una lotta tra galli per il dio share. […] Conosco abbastanza bene il mondo dei giornali, dei giornalisti, e quindi so come regolarmi. Qualche mese fa ho scritto una lettera per il <<Corriere della Sera>>. Ho detto: <<Ve la mando ma soltanto se la tenete com’è>>. Loro mi hanno assicurato che non avrebbero cambiato una virgola. Perfetto.  Così è stato, però hanno fatto un titolo che non c’entrava niente col mio testo. […] Ho rilasciato un’unica intervista, al <<Guardian>>, un quotidiano inglese, e i giornalisti italiani sono riusciti nell’impresa di cambiare il senso. Nell’articolo citavo il messaggio evangelico e la sua diffusione attraverso gli apostoli, la sua viralità, simile a quella possibile attraverso la rete. Nella traduzione è stato riportato che per me Grillo era come Gesù. Quando gliel’ho raccontato, il giornalista inglese non ci voleva credere, si è messo a ridere. […] Loro sanno che chi sfoglia distrattamente il giornale guarda il titolo […]
Per la televisione è ancora peggio. Tu parli, ma se la telecamera si sofferma sul naso che ti cola, quello che dici nessuno lo ascolta più. Basta un’inquadratura per renderti ridicolo ai più. La tv non perdona chi punta sui contenuti.
BG   Una delle cose che molti non percepiscono è che la televisione è immagine. Puoi dire qualsiasi cosa, ma se mentre stai parlando inquadrano Gasparri è la fine, si impasta tutto. […]
La tecnica della televisione però è stata quella di riprendere un pezzo di quello che dicevo in un passaggio tra un argomento e l’altro, dove magari ero più euforico, più aggressivo, invece di sottolineare quello che stavo realmente dicendo, […] e senza far sentire quello che altri del MoVimento dicevano. Perché parlavano anche altri, non solo io. […]
GC   […] Eppure <<La Stampa>> di Torino riuscì a mettere in prima pagina Grillo che parlava al culo del cavallo di Emanuele Filiberto, con una foto presa dal basso in modo da non inquadrare la massa della gente.
BG   […] Questo è l’uso che i giornali fanno dell’immagine. […] Nei nostri V-Day, nei nostri incontri, hanno parlato economisti, premi Nobel – oltre a te, Dario, Joseph Stiglitz e Muhammad Yunus – ma nessuno li ha mai menzionati! Nessuno ha dedicato neanche due secondi alla figlia di Aldo Moro, alla madre di Federico Aldrovandi […]. L’unico messaggio era che io mandavo a fanculo tutti.

“Progresso”
DF   Proviamo a fare un’altra considerazione. Saprete senz’altro che un miliardo di persone del pianeta non ha mai avuto accesso all’energia, in nessuna forma. Quindi è tagliata fuori da qualsiasi modello di sviluppo come lo intendiamo noi. E’ gente più infelice, più disperata, più povera di noi? Ho visto recentemente un documentario sull’Amazzonia, la storia di un popolo che dall’interno della foresta dove vive da secoli esce all’estuario del grande fiume e incontra gli uomini bianchi che offrono lavoro nel settore della deforestazione. Imparano perfino a guidare e ad azionare i trattori e le grosse motoseghe. A un certo punto imparano a ubriacarsi e ad andare a puttane. Poi all’improvviso spariscono tutti.
Cos’è successo? Se ne sono tornati nel profondo della loro foresta, dove finalmente recuperano la loro dimensione originaria. La cosa incredibile è proprio questa. Noi pensiamo che successo, fortuna e abbondanza di cibo siano sufficienti a creare felicità. Che il progresso ci renda più soddisfatti. Siamo portati a crederlo, ma forse dentro di noi sappiamo che non è così, solo che non sappiamo come fare a fermarci e ripartire.

Ilva
DF   […] Tutti i giornali, a parte <<Il Fatto>>, si sono schierati contro la magistratura che blocca il lavoro. Se ne fregano se la gente muore. Primo: salvare la produzione e quindi anche l’occupazione. Ma soprattutto l’utile, con il pretesto di salvaguardare il diritto al lavoro.
BG   Pure la sinistra va dietro a questo ragionamento: prima l’occupazione e poi la salute.

Cultura digitale
BG   Il risultato però è che i miei figli hanno un elevato grado di apprendimento culturale, ma non sanno scrivere. […]
GC   In futuro il pensiero non sarà più lineare, associativo. Chi cerca un’informazione su Google si ritrova ad approfondire l’argomento su decine di fonti contemporaneamente. E ancora, riporta Nicholas Carr nel libro Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello: <<Non riusciamo a riconoscere la superiorità del processo di pensiero interconnesso perché lo compariamo al nostro vecchio modo di pensare lineare>>.

Morti sul lavoro
BG   […] Qui, invece, nel progetto del ponte sullo Stretto, avevano già inserito nel budget di spesa dell’opera almeno sei, sette morti. Agli imprenditori conviene preventivare il costo di una mortedi un operaio piuttosto che investire sulla sicurezza, sulla prevenzione. E’ l’ottica del nostro capitalismo.

Intermediazione o digitalizzazione
GC   Qualunque intermediazione cadrà, a meno che non abbia un valore aggiunto. La libreria, per esempio, o offrirà un servizio complementare oppure chiuderà. perché già oggi posso acquistare un libro senza recarmi in libreria. Lo stesso per le università del futuro: non dovrò andare necessariamente in una università per seguire i corsi, se posso farlo online. [ °_° ?!?!?!? Questo è l’unico punto su cui mi pare proprio uscito di senno!… Mi si stringe lo stomaco dal terrore. NDR ]
DF   Si perde però qualcosa. (…)

San Francesco
DF   Un’altra storia incredibile è quella che ci raccontano da secoli su San Francesco e che è completamente falsa. […]
GC   Infatti, non deve essere un caso che non esista un papa che si sia fatto chiamare Francesco. Noi abbiamo scelto appositamente la data di San Francesco per la creazione del MoVimento. Politica senza soldi. Rispetto degli animali e dell’ambiente. Siamo i pazzi della democrazia, forse non molti ci capiscono e continuano a chiedersi chi c’è dietro.
DF   Be’, questo vi fa onore. Ciò che non si racconta è che Francesco non ha mai voluto far parte integrante della Chiesa, si è chiamato subito fuori […].
E allo stesso papa che gli chiedeva come mai lui e i suoi seguaci non accettassero di raccogliere denaro per i poveri, rispondeva: <<Chi gestisce l’elemosina per i poveri acquisisce il potere più elevato che si possa immaginare>>. Quindi, rispondeva procatoriamente il papa: <<Tu pensi che noi del clero si sia in grave peccato>>. E Francesco di contro rispondeva: <<Chi è la Chiesa? Sono uomini di fede ma sempre uomini, e quindi non sono le mura che prendono il denaro, ma quegli uomini medesimi>>.
BG   Aveva capito tutto.

Proteste E Proposte
BG   Gli puoi parlare ore ma il tormentone è sempre lo stesso: <<Non avete un programma, volete solo distruggere>>. A cosa serve parlare con certe teste autosvuotate? […]
E’ incredibile. Tutti i miei spettacoli erano un programma: come fare un motore, come fare una casa, come trasportare l’energia, come riutilizzare i rifiuti. […]
Non possono venire da me a dire che cercano il dialogo e che io non lo voglio. Loro il dialogo non sanno nemmeno cosa sia. Il dialogo presuppone un rapporto alla pari, se no che dialogo è? […]
Quando abbiamo fatto il V-Day nel 2007 le nostre proposte quali erano? Fuori i condannati dal parlamento, permanenza per solo due legislature e introduzione del voto di preferenza… la sinistra non poteva farle proprie? Mi sembra sia di sinistra togliere i condannati dal parlamento. L’acqua pubblica non è di sinistra? Io mi sono iscritto al Pd ad Arzachena perché secondo lo Statuto se non si era iscritti al partito non si poteva partecipare al Congresso. Io invece volevo partecipare per dire: <<Guardate, noi abbiamo queste idee, prendetevele voi, giovani del Pd>>. Volevo andare lì, ma non me l’hanno permesso.

Paradossi dell’economia televisiva
BG   Mi dice: <<Vorrei farle fare un po’ di televisione. […] e io chiarisco la mia proposta: <<Guardate, io non voglio niente perché ho già fatto la tournée, ho già guadagnato, questi sono soldi pubblici, non li voglio. Mi date lo spazio e non ho bisogno di scenografia, mi bastano un tavolino, una sedia, e io sono a posto>>. <<Non si può>> rispondono. Mi chiama l’ufficio legale: <<Lei è pazzo perché deve prendere almeno 250 milioni di lire a puntata. Di meno non possiamo. <<Perché?>>. <<Perché sennò ci sarebbe una tentata evasione fiscale. Noi dobbiamo darle 250 milioni, la metta come vuole, noi non possiamo spostarci da questa cifra>>. Un vero dramma dell’assurdo. […]
Alla fine, per non prendere i soldi che cosa abbiamo inventato? Il Delle Vittorie, il teatro della Rai, l’ho affittato io privatamente, ho fatto pagare alle persone un biglietto d’ingresso […], ho realizzato 17 milioni di ascolto, il tutto non gli è costato una lira, e io ho preso i soldi dai biglietti delle persone, che era un pubblico vero. La trattativa al contrario è stata strepitosa… Tutto questo per dire che già allora era chiaro che la mia direzione era un’altra, stavo andando verso il pubblico e la tv non mi interessava più.

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