Anti-grilli per la testa

Pisa, tra le tante esperienze meravigliose che mi sta regalando, sta mettendo in crisi quello che per qualche anno è stato uno dei miei “miti”, delle mie speranze per la possibilità di non snobbare del tutto la politica reale: le persone che incontro, gli articoli che leggo, i giornalini che trovo in giro… tutto sta tentando di cambiare l’opinione che avevo sul movimento fondato da Beppe Grillo. E in parte ci sta riuscendo.

Non è che sia mai stato per me un mito assoluto, dato che a priori non ho mai facilmente sopportato questa presunzione di una totale partecipazione di tutti attraverso la Rete, questa pretesa di utilizzo universale di mezzi tecnologici per i quali certi attivisti aspirano ad un efficientismo che trovo presuntuoso, oltre che snaturalizzante dei rapporti umani.

Ma trascurando queste riflessioni, ho sempre visto il Movimento 5 Stelle come una voce finalmente chiara e semplice, trasparente, e sopratutto ecologista: finalmente sempre più persone si interessavano a problemi concreti, alla salute delle persone e del pianeta; e portavano avanti denunce e proposte condivisibili da tutti, al punto da far capire a tantissima gente quanto fosse marcio il sistema politico.
Per lo meno, non gli si può negare il merito di aver aperto gli occhi ad una miriade di persone ed aver alimentato l’indignazione necessaria a smuoverne le coscienze.
E’ nato richiamandosi al romanzo di Alan Moore V per Vendetta (di cui avevo trascritto qui  il pezzo sull’Anarchia), diffondendosi come una lotta contro i soprusi delle istituzioni ed una speranza di dare finalmente voce alle singole persone.
Per me era il riscatto di “V, era la Massa Critica dei ciclomobilisti, era le lotte ambientali; e lo è ancora adesso… come in Sicilia, dove il M5S sta proseguendo nell’assemblea regionale la lotta contro il MUOS.

Da un po’ di tempo a questa parte non si fa altro che parlare di “populismo”. Beh, che le proposte del movimento siano largamente condivisibili mi pare fuori dubbio. Forse sono troppo ottimistiche? Troppo presuntuose? Forse dovrà tirarsi indietro, fare delle rinunce e ingabbiandosi nel sistema e diventerà un partito come gli altri? Probabile, dato che già adesso non è più quello di una volta. Sono tanto curiosa di scoprire che cosa gli riserverà il futuro…

Ritornando all’idealizzazione della “Rete” e alle sue conseguenze sociali e politiche, mi è appena capitato di leggere questo interessante articolo sul cyber-utopismo, su cui invito tutti (e me stessa) a riflettere seriamente:
L’Uomo, la Rete e la minaccia cyber-utopista

Ne cito alcuni pezzi, a proposito di Grillo:

“Mentre ad inizio secolo nei suoi spettacoli frantumava monitor con un martello (“è una tecnologia che ci prende per il culo […] è una una tecnologia invasiva”), ad un tratto, folgorato sulla via del Parlamento, inizia la sua campagna elettorale con il Movimento 5 Stelle, che fonda ogni discorso sull’uso rivoluzionario del web come strumento di condivisione tra pari.”

“[…] l’esplosione del Movimento non ha portato ad una maggiore mobilitazione di piazza, semmai ad un aumento di click, condivisioni e “i like it”.

Questo è stato ancora più evidente durante le primarie on-line, che hanno visto 1400 candidati pubblicare su youtube video di presentazione individuali, senza promuovere processi di partecipazione quanto invece un aumento di pratiche narcisistiche ed egocentriche […]”

“Il grillismo è solo l’ esempio più evidente di un fenomeno macroscopico che coinvolge ormai tutta l’internet-sfera: l’attivismo da tastiera, o come qualcuno preferisce chiamarlo click-tivism, porta ad identificare sempre più nella Rete non solo il mezzo dell’agire politico, ma anche lo scopo dell’azione. Una partecipazione limitata a petizioni on-line, pagine anti-regime e community portano l’utente ad isolarsi dal resto della comunità, senza creare partecipazione attiva e ancor peggio dando l’illusione di una partecipazione virtuale, che nulla però ha di concreto.

Una volta incantati dalla comodità della scrivania è ancora più difficile organizzare eventi reali, ormai ritenuti quasi obsoleti.”

“Infine, dietro al cyber-utopismo si nasconde un tentativo di individuare al di fuori di noi, nella tecnologia, il fattore scatenante di un movimento globale. Un utilizzo consono di Internet richiede la messa in gioco di noi stessi come unici veri costruttori di processi sociali, riponendo al centro dell’attenzione la nostra partecipazione fisica a percorsi collettivi e consapevoli che il riscatto dei nostri diritti non è un compito che possiamo delegare alle macchine.

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