Leggendo “Neve”, di Orhan Pamuk

  • Ka:  << Ascoltami: la vita va vissuta per essere felici, non per i principi. >>
    Kadife: << Ma senza principi e convinzioni nessuno può essere felice. >>
    Ka: << E’ vero. Ma in un paese crudele come il nostro, dove non si dà importanza all’uomo, è stupido distruggersi per quello in cui si crede. I grandi principi e le grandi convinzioni, quelli sono per gli uomini dei paesi ricchi. >>
    Kadife: << Al contrario. In un paese povero l’uomo non ha nient’altro da abbracciare che la fede. >>
    Ka non disse, come forse aveva in mente di dire, “però le cose a cui credono non sono vere!”. Disse invece: << Ma tu non sei povera, Kadife. Tu vieni da Istanbul >> .
  • Blu: << Credo che l’uomo possa essere felice anche senza imitare gli Europei, senza essere loro schiavo. C’è una cosa che dicono spesso gli ammiratori dell’Occidente per denigrare questo popolo: per diventare occidentali, bisogna essere prima individui,  ma in Turchia non ci sono individui.
    Anche il significato della mia condanna a morte è questo. Io come individuo mi oppongo agli occidentali, ed essendo un individuo non li imiterò. >>
  • Perché aveva detto che ci sarebbe andato se non voleva assolutamente farlo? Gli era accaduto molte volte nella vita di alzare la mano alle domande dell’insegnante pur non sapendo la risposta, o di non comprare la maglia che voleva ma una più brutta allo stesso prezzo. Forse per curiosità, forse per paura della felicità.
  • – O qui, o in Europa, in ogni caso vivrà come un indesiderato, imitando gli occidentali – disse Blu.
    Mi basta essere felice.
    – Forza, vada, vada – gridò Blu – Chi si accontenta di essere felice non può essere felice, se lo ricordi.
  • – Se mi mette in un romanzo ambientato a Kars, vorrei dire ai lettori di non credere assolutamente a ciò che dice di me, di noi. Nessuno può capirci da lontano.
    – Tanto nessuno crederebbe a un romanzo del genere.
    – No, ci crederebbero – disse di getto – Per considerare se stessi intelligenti, superiori e umani, vorranno credere che noi siamo ridicoli e simpatici, e che loro ci possono capire così come siamo, arrivando addirittura a provare affetto nei nostri confronti. Ma se mette questa mia frase, nelle loro menti si insinuerebbe un dubbio.
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Un pensiero su &Idquo;Leggendo “Neve”, di Orhan Pamuk

  1. Passioni, fede, ideali… CONFUSIONE. Il bisogno di amare qualcosa.
    (mio commento)

    Tutti sentono dentro uno slancio, un bisogno di appassionarsi a qualcosa, di seguire qualcuno, di amare. C’è una naturale necessità di farsi illuminare il cammino da una bandiera.
    Forse è questo che ci distingue dagli animali, forse è solo una compensazione degli istinti perduti, di quella vitalità che altre specie sfogano correndo liberi nei boschi, cacciando, accoppiandosi, sdraiandosi al sole senza porsi troppe domande e crucciandosi ben poco di certe questioni astratte per cui gli uomini sono capaci di perdere la vita.

    Magari certi psicologi ricondurrebbero tutto all’istinto sessuale, alla naturale ricerca del piacere che conduce ogni animale al suo scopo primario: rivivere in eterno negli altri. [ Sarà questo che genera soddisfazione anche nel diventare famosi e nell’insegnare? Sentirsi immortali nelle proprie opere? ].

    Quella luce che abbiamo bisogno di amare può essere trasformata dalla nostra immaginazione in qualcosa di ignoto, che tanto più stimola la fantasia quanto più è invisibile ed indimostrabile. Ed ogni possibile traccia di questa entità viene idealizzata ed esaltata come simbolo o legge sacra.

    La mia impressione sui personaggi di questo libro è quella di una innata confusione sul destinatario della propria passione. Soffrono perché assaliti dai dubbi, perché scoprono che l’amore fisico può essere più forte della fede in quell’entità immaginaria, o perché intuiscono di essere portatori di ideali che in realtà vacillano, lasciandosi trascinare dalle circostanze; la cosa più strana è vederli consapevoli della loro volubilità ed allo stesso tempo pronti a tutto per difendere la propria posizione.
    La confusione dell’animo umano e le sue grottesche (ma talvolta feroci) conseguenze, questo mi ha colpito più di tutto. Sono tutte figure fragili ma determinate, come se l’importante fosse avere una bandiera, un amore per cui lottare.

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