Da “La fine del mondo storto”, di Mauro Corona (2° quaderno)

Pag. 102
Di centrali nucleari nel mondo ce n’erano quasi cinquecento. […] In ognuna c’erano un paio di persone, quasi sempre giovani, che venivano pagate a peso d’oro per non fare niente. Il loro lavoro consisteva nello stare ferme e aspettare che accadesse qualcosa. Il qualcosa era l’incidente. […] Ecco perché venivano pagati a peso d’oro per non fare un tubo. […] , il loro mestiere era morire.

Pag. 104
Quando c’è da illuminare urgentemente qualcosa, i superstiti usano le biciclette.
Sistemate con le ruote alzate, si pedala dopo aver accostato la dinamo al copertone. […] Da quando sono venuti a mancare i carburanti, i rimasti vivi si trovano magri, sani e allenati. Anche il cervello si allena.

Pag. 106
Preti, cardinali, vescovi e prelati scampati alla morte sono diventati essenziali anche loro, per lavorare i coltivi. Non hanno più croci penzolanti al petto né anelli vistosi alle dita.

Pag. 111
E poi c’era quello stare mai fermi, quella frenesia che annientava senza scampo la pace. […] C’era gente piena di soldi che avrebbe potuto godersi la vita, campare in pace, leggere, fare passeggiate, stare con i propri figli, spiare i giorni, evitare impegni. Invece niente. Correvano di qua, correvano di là, per l’Italia, l’Europa, il mondo. Pigliavano aerei un giorno sì e un giorno anche. Consumavano la vita in aria, negli uffici, negli affari, senza accorgersi che invecchiavano privandosi della cosa più bella, la tranquillità. Salvo poi ammalarsi di qualche tumore che, inesorabile, li poneva di fronte alla loro stoltezza.

Pag. 113
[…] arraffare non avrebbe senso. […] E non c’è uomo o donna che non si dia da fare per creare, costruire e produrre quello che manca. Tutti collaborano. Senza capi, comandanti o dirigenti. Non esiste più nessuna gerarchia. Al massimo ci sono i buoni esempi, i consiglieri, gente che meglio di altri sa fare qualcosa. Si tratta soprattutto di contadini e montanari. Quelli che sanno di terra, di legno, di verde, di muschio.

Pag. 114
I malanni indotti dal benessere, dal troppo cibo, dalla noia, dalla frenesia sono scomparsi. […]  Il cervello non pensa ad altro che a sostenere il corpo. Ecco allora che vecchie scorie croniche, malattie psicosomatiche, ansie ipocondriache, lamentele e paranoie, i rimasti vivi se le sono scrollate di dosso come il cane si scrolla l’acqua dal pelo.

Pag. 125
Il fuoco tiene compagnia. Con le sue chiacchiere di fiamme rende allegri più di quanto non faccia un gruppo di amici. […] Nelle città diventate campagne, i superstiti si riuniscono tutte le sere in gruppi raccolti attorno ai falò. […] attorno ai falò si riscopre il dialogo.
Si verifica quel che successe cinquecento anni prima dell’era cristiana nella Magna Grecia. Quella volta prese forma l’attività più bella che abbia mai rallegrato l’umanità: la scoperta del dialogo. […]

Ed è proprio lì, di fronte alle fiamme della sera che, una volta acquisita certezza dello scampato pericolo, gli uomini iniziano timidamente ad avanzare desideri che la morte bianca e nera aveva cancellato. L’uomo, senza nemmeno accorgersene, torna a essere quel che è sempre stato: una creatura perennemente insoddisfatta che non sa vivere in pace.
Ora che ha di nuovo pane, carne, frutta, verdura e tempo libero, vuole qualcosa in più. Comincia a dare spinta all’inizio di un’altra fine. E non se ne rende conto, la lezione non è servita.

Pag. 128
Purtroppo sta nella natura dell’uomo il voler avanzare, cercare, avere di più, coprirsi di roba senza accorgersi che così si creano solo problemi. Più si ha, infatti, più si deve difendere, gestire, controllare, salvaguardare. La tanto bramata roba crea ansia e malessere.

Pag. 129
Tutto è stato saccheggiato e riutilizzato, tranne la tv. Da quello non si cava niente di buono. […] Forse il cavo della presa, ma è corto, non ci si lega neppure una bracciata di fascine. Dalla scatola magica, che ai tempi d’oro aveva fagocitato il cervello del pianeta civilizzato, non si riesce a utilizzare nemmeno una vite. Non serviva prima, non serve adesso. Amen.

Pag. 130
Gli automobilisti che incrociavano le greggi in transumanza, anziché ammirare quello spettacolo evocante memorie d’altri tempi, si mettevano a suonare il clacson stizziti. […] Ed erano pure falsi e bigotti. A Natale, infatti, si curavano di infilare nel presepe parecchie statuine raffiguranti pecore e capretti. Di gesso, immobili, andavano bene, vere e sulle strade no.

Pag. 134
Salvare un altro individuo è salvare se stesso, aiutarlo idem. Ma sentimenti niente. […] la gente è diventata gelida come la morte bianca e nera. Problemi e necessità vanno risolti rimanendo solidali, altrimenti la morte non risparmierà nessuno. Per farlo occorre impegno e concentrazione, non c’è tempo da perdere in smancerie. […] Chi non lavora non mangia.

Pag. 138
Con la pancia piena è facile schierarsi, scalpitare, battere i pugni, sentenziare. A stomaco pieno è facile far tutto.
Ai tempi d’oro, c’era gente che imbastiva casini per un tordo messo in gabbia. Casini esagerati. Non gli fregava un cazzo che trentamila bambini al giorno crepassero di fame. Gli fregava del tordo. Quella gente lì faceva pranzi luculliani, cenoni, natali, capodanni e feste senza pensare a chi non aveva pane e acqua. Ma guai toccare il tordo. Peggio ancora ingabbiarlo.
Allora imperavano ipocrisia e falsità. […] Quelli che sbraitavano per i tordi in gabbia, adesso li mangiano con le piume. La fame rende veri gli uomini: li fa naturali, onesti, sinceri, puliti. La fame estirpa noie e paranoie. Le paturnie che prima aizzavano annoiati e zelanti a impegnarsi in battaglie contro tutto e contro tutti, ora sono scomparse.

Pag. 140
Le meridiane superstiti danno l’ora con modestia, rivelano l’andare del tempo in silenzio, senza clamori o rintocchi di campane.

Pag. 145
Molti dormono assieme in cameroni di palazzi, fabbriche, case qualsiasi. Se una coppia vuol fare l’amore si apparta in un luogo discreto. Fanno l’amore in silenzio, senza mugolii né ululati, come se ricevessero un dono prezioso e segreto.
La grande sciagura ha ridimensionato persino il piacere. L’orrore e il terrore della morte hanno fatto sì che adesso ogni piccola gioia la si assapori in silenzio, quasi furtivamente. […] Mai si ricordava sul pianeta una simile armonia.

Pag. 147
Altro demonio che può rompere l’equilibrio è l’avere raggiunto una qualche certezza di vita. […] A quel punto l’uomo mette in atto il furbesco egoismo. Non fa tesoro dell’esperienza, torna quello che è sempre stato: un coglione.

Pag. 156
Ma adesso che ce n’è e l’ombra della morte è lontana, agli uomini è tornata voglia di farsi male. Infatti riprendono a baruffare, guerreggiare, criticare, rubare, comandare. Insomma, a rompersi i coglioni a vicenda.

Pag. 160
Non c’è niente da fare, l’uomo è un cane che si mangia la coda. Gira in cerchio fino a consumarsi. […]
E sarà il principio di un’altra fine. Finché l’uomo non sparirà dal pianeta, farà di tutto, e ce la metterà tutta, per farsi male e per star male. Poi si estinguerà. Ma sarà colpa sua. L’uomo sarà l’unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità.
Amen.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...