Memorie di famiglia

Dalla tesi di una ragazza grande, dolce e coraggiosa… un po’ fotografa, un po’ poetessa
(naturalmente non posso pubblicare le foto a cui le citazioni si riferiscono)

Pag. 4
È proprio un vizio congenito.
Mastico parole e pensieri e li rimescolo
dentro. Sono una grande
osservatrice, ma manterrò sempre
quell’aria trasognata e distratta […].
Mi hanno dato in dotazione uno
sguardo veloce, un pensiero tortuoso
e un agire lento.

Pag. 6
Ero già ficcanaso e molto
chiaccherona […]. Sono golosa
di storie e di aneddoti e mi piace
“rubare” pezzi di vita e di saggezza
da tutti.

Pag. 7
“Giovani e forti”. Ancora imbevuti
di sogni. Forse si amavano ancora.
È un mistero, ma pur essendosi lasciati,
mi piace pensare dentro di
me che in un qualche punto della
loro vita si siano amati davvero
tanto. O almeno quanto basta per
essere felici e traboccanti di speranza.
Hanno tutti e due un bel
sorriso, e tutti e due, 30 anni dopo,
non hanno ancora paura della
vecchiaia. La loro incoscienza su
certe cose è stata sempre gioiosa,
mai disperata. Lasciandosi andare
al corso degli eventi e dei desideri,
certo, ogni tanto si sbatte contro
uno scoglio. Oppure, andando
troppo controcorrente, ci si sfinisce,
ma almeno non si tradisce se
stessi. Oggi i tempi sono cambiati,
e rimanere sufficientemente integri
è ancora più difficile di prima:
bisogna fabbricarsi da soli la propria
bussola interna.

Pag. 8
Era forse in Sicilia la prima generazione
di donne, inclusa la mia
nonna paterna e materna, che
poteva finalmente scegliersi un
marito e una professione. Queste
donne studiavano, partecipavano
attivamente alla vita sociale e politica,
lavoravano, e nel frattempo
dovevano dedicarsi al cento per
cento alla famiglia. […]
Il loro dover lottare per
tutto, oltre a stancarle, in fondo,
le manteneva in esercizio, e non le
esponeva alla depressione
e all’autocommiserazione
così comuni e diffuse oggi.

Pag. 10
Mia sorella ha un sorriso dolcissimo
e potente, un’esplosione lenta
e inesorabile di gioia e di pienezza,
un rompere gli argini di un fiume
che il più delle volte naviga invece
quieto e zitto dentro le sue sponde.
Ha un’istintiva umanità ed empatia,
un’innata saggezza ed ironia
sulle cose e sulle persone. Quando
guardiamo le foto di noi stessi o
dei nostri cari da piccoli proviamo
una certa malinconia oltre che
tenerezza, perché pensiamo che
quello spirito vispo e fresco, ancora
indomito, che avevamo, sia
definitivamente svanito. Invece mi
diverto a trovare in chi mi circonda
la persistenza di questo guizzo
di spontaneità, vitalità e giocosità,
ad acciuffarlo in uno sguardo, un
movimento, una risata, provenienti
direttamente da quel bimbo o
bimba che eravamo allora.

Pag. 12
Mio fratello da piccolo. […]
Bellissimo con quegli
occhioni, dolce ma volitivo. Non
ha mai ignorato né nascosto ciò
che voleva, lo ha sempre chiesto a
gran voce. Talvolta rasenta l’ingordigia,
e sfiora, oltrepassa i limiti
consentiti. Ultimamente si regola.
La sua saggezza deriva dall’avere
attraversato alcuni eccessi.

Pag. 14
[…] Ma nessuno
è perfetto e quando crescendo
ti accorgi di quanto sia difficile
anche soltanto fare il genitore di
te stesso, ridimensioni tanti risentimenti,
ed impari finalmente ad
essere grato. Per esempio, intuisci
che tutta la forza e la bellezza che
hai dentro vengono pur sempre da
qualcuno o qualcosa di molto lontano
ed antico. Come l’amore e lo
stupore per una bambina che nasce,
imprevista, ma accolta subito,
senza dubbi, come un regalo.

Pag. 21
Nella prima parte della sua adolescenza,
mio padre è stato un cosìddetto
“bravo ragazzo” […].
Eppure, nella sostanza, è sempre
rimasto un bravo ragazzo che ha
vissuto però una specie di conversione
laica verso ideali di libertà ed
autogestione, cercando di seguirli
fino in fondo. Ma c’è una totale
assenza di velleitaria trasgressione
nella vita che ha condotto finora:
prevale piuttosto la voglia di fiutare
e seguire una strada contrassegnata
dal numero minore possibile
di compromessi.

Pag. 26
Etna. Questo monte meraviglioso.
Questo simbolo maestoso, questa
dolce, femminile, imponenza.
La volubilità del suo carattere:
ora irascibile e scoppiettante, ora
sonnolento e pacifico. L’odore dei
suoi boschi. Le ciliegie, i porcini
e le melette profumate, questo
suo dolce scendere a valle verso il
mare. La furia degli sbuffi della sua
lava, che mangia gli alberi e rotola
giù in pochi secondi. Questo
paesaggio lunare, irreale, di lava
asciutta, nera, polverosa. Gli scoppi
gialli di ginestra. La coscienza di
una potenza interna che può essere
distruttrice, ma che, stranamente,
mette anche sicurezza. Il piacere
dell’ascesa, per dominare un panorama
unico e variegato. La sola
occasione di godersi la neve in inverno,
per i bambini siciliani come
me. E la dolce sensazione di protezione
e consuetudine che provo
quando, tornando in Sicilia con
l’aereo, la trovo all’orizzonte, tranquilla
e inesorabile come sempre.

Pag. 27
Che ci faccio qui con questa bimba
piccola in braccio? […]
C‘è un senso di smarrimento,
ma anche una magica spontaneità e complicità.
Mi piacciono i genitori che
non rinunciano alle loro missioni
più o meno impossibili e folli, perché
alla fine, come figlia, ti fanno
sentire meno in colpa di avere “interrotto”
la loro vita.

Pag. 33
[…] quel movimento
che poi fu chiamato “il ’77”.
Ispirato principalmente
da un serio giocare, dal
valore rivoluzionario e filosofico
del gioco che si riappropria delle
strade e degli spazi pubblici. Un
intrecciare e contaminare pubblico
e privato, per creare una
coscienza diversa. […]
Penso ancora
oggi che una società fondata sull’autogestione
e la creatività, non
potrà mai, per sua natura, diventare
violenta e belligerante. E che
l’alienazione viene alimentata da
un’errata interpretazione del senso
del lavoro e del benessere individuale.
Molti giovani di allora hanno
deciso con convinzione di non
“realizzarsi”. Perché pensavano che
il “succo” della vita non stesse nella
“posizione” occupata nella società,
quanto piuttosto nelle situazioni
che si creano o scoprono, e nella
condivisione di sogni, pensieri e
progetti. Una bella svolta, necessaria
ma non sufficiente.

Pag. 38
Certe volte rintraccio la mitezza
e la dolcezza del mio sguardo nel
suo. […]
La genetica
si mescola con le esperienze fatte e
con il modo in cui noi le abbiamo
elaborate. Cosa possiamo determinare?
cosa possiamo cambiare
nella ruota del destino? […]
Dare troppo peso
alla volontà significa sopravvalutare
l’iniziativa individuale a scapito
del contesto e del nucleo immodificabile
di ciascuno. Così come
dare troppo peso alle circostanze o
all’ereditarietà ci deresponsabilizza
nelle nostre scelte esistenziali.
Tutto sommato, devo ringraziare
gli errori che i miei genitori hanno
fatto ed i drammi che hanno vissuto
al posto mio. E non mi dispiace
più di tanto avere le cosce grosse e
l’inquietudine di mia madre e i capelli
secchi e la pigrizia pensierosa
di mio padre.

Pag. 42
Con l’acqua ho un rapporto speciale:
è l’elemento che mi rilassa
e mi diverte di più in assoluto. […]
Il momento del bagnetto
penso sia uno dei più magici
anche nel rapporto fra mamma (o
papà) e figlio […].
Quando penso al bagnetto mi ricordo
anche una scena molto comica con
mia sorella: le avevano spiegato da
poco, perché lei l’aveva chiesto,
come nascevano i bambini, e una
volta, mentre faceva uno dei suoi
ultimi bagnetti in quella vaschetta
rosa dove ormai non entrava quasi
più, vide le minuscole molliche
della spugna navigare nell’acqua
ed esclamò, prontamente: “mamma,
ma allora questi cosa sono, i
pappatozoi?”

Pag. 47
Questa è una delle pochissime
foto dei miei due fratelli insieme.
In effetti deve essere molto strano
anche per loro avere questa famiglia
allargata che si incontra solo
in rare occasioni, e dividersi l’affetto
e le attenzioni di questa sorella
strana. […]
Da bambini
erano entrambi delle pesti scatenate
con un’energia inesauribile.

Pag. 49
Siamo una famiglia di dormiglioni.
[…] al risveglio
sembra di ricominciare un’altra
giornata, rigenerati. Il sonno è per
me la carezza di un oblio buono e
necessario, che puntualmente mi
avvolge nelle sue nebbie.

Pag. 50
Ho ritrovato recentemente alcune
cartoline che mio papà mandava
a suo padre da questi viaggi, per
rassicurarlo che andava tutto bene.
Adesso che ci sono i cellulari, suona
paradossale dovere mandare
una cartolina per “farsi vivo” coi
genitori; è un gesto desueto ma
molto poetico.

Pag. 51
Questa è una delle foto più belle
con mio padre. Rappresenta in
modo efficace questa connessione
invisibile ma forte, questo cerchio
magico che al di là delle incomprensioni,
dei reciproci giudizi,
e delle malinconie del non fatto
e non detto, ci terrà sempre uniti.
Con lui non parlo quanto con
mia madre, eppure mi sento quasi
sempre capita e appoggiata nelle
cose essenziali.

Pag. 55
Eccola la famiglia al completo,
con la pupa “sfornata” da poco […].
C. aveva ancora il tipico
volto addolcito e intontito di
neo mamma, e anche papà aveva
un viso diverso. Ricordo ancora
il tuffo al cuore che ebbi quando
mio padre mi chiamò e mi disse: “è
nata!”. Non consiglierei a nessuno
di fare un solo figlio: è meraviglioso
ritrovarsi almeno un compagno
di viaggio “alla pari” con cui
condividere le attenzioni, l’affetto
e anche la pesantezza, talvolta, di
essere al mondo.

Pag. 58
Il nostro destino è
finora stato parallelo ma molto diverso
e continuerà ad esserlo, avendo
due padri, due storie, due età e
due caratteri diversi; quello che ci
accomuna è l’avere affrontato cose
più grandi di noi e l’avere compreso
quanto amare una persona
e nel contempo essere se stessi, sia
profondamente difficile. Quanto
la reale vicinanza richieda compassione,
fatica e generosità, e quanto
sia bello ma pesante comprendere
ciò che ci fa rabbia, e volere bene la
causa principale dei nostri mali.

Pag. 59
[…] ho cominciato
a capire chi ero e cosa mi avrebbe
sempre accompagnato, per esempio
una tristezza costituzionale e
nel contempo una gioia capricciosa
e dirompente, una genuina vocazione
alla solitudine creativa. E
poi la natura, non una natura qualsiasi,
ma quella natura […].
Grazie al fatto che fino ai 14 anni
ho vissuto in campagna, posso dire
che mi sentirò sempre collegata al
mio lato più “selvaggio” e meditativo,
alla mia fonte inconscia di
ispirazione sempre zampillante.

Pag. 62
Un pirata buono ma ostinato.
Quante energie ci vogliono per
restare il più possibile integri?
Quanta fantasia ci vuole per inventarsi
delle alternative possibili
e fattibili? Quanto coraggio per
non temere l’isolamento creato
dalle proprie scelte?

Pag. 63
Sembro molto ingenua, a
molti. E in parte lo sono davvero,
un po’ tonta. In compenso riesco a
leggere approssimativamente bene
nell’animo degli individui e nella
loro forma mentis.

Pag. 65
Estremamente seria e riflessiva, sei
l’unica in famiglia con gli occhi
azzurri. Un azzurro che hai preso
dalla tua nonna materna, e che dà
una luce magnetica al tuo sguardo.
Hai dentro di te quest’unione
di elementi del nord e del sud, di
freddo distacco e calda affettuosità,
di calma oceanica e di vulcanica
improvvisa rabbia, che ti rende
unica e preziosa.

Pag. 67
Mia sorella e Mattia arrampicati
sul gelso storico ed eroico di casa
in campagna. Quel
gelso è vecchissimo […]
e resiste, continuando ogni
estate a fare ombra, foglie, fiori e
frutti dolcissimi che cospargono la
terrazza di un viola allegro e appiccicoso.

Pag. 71
I faraglioni di Acitrezza…
[…]

la vista delle isolette adagiate placidamente
sul mare, mi ha sempre riempito
di una gioia silenziosa ma
non per questo meno dirompente.

Il fatto di nascere su un’isola, per
quanto grande sia, condiziona
fortemente la tua esistenza fin dal
principio, molto più di quanto non
si creda. Crea un legame fortissimo,
ti lascia una patologica curiosità
dell’altrove, una nostalgia (dal
greco nostos, ritorno) struggente e
ciclica , e una “sindrome da Itaca”
(questo esilio forzato e necessario
pervaso però dalla costante fissazione
di ritornare, un giorno, nella
terra dove dimora il nostro cuore)
che ti perseguiterà per sempre.

Pag. 72
Inoltre solo ora capisco,
ma non condivido, cosa volevano
dire gli adulti intorno a me quando
di qualcun altro dicevano “è
diventata una donna”, facendomi
insospettire ed arrabbiare non
poco. Presumo che con questa frase
intendessero: carattere ormai
formato, maturità sessuale raggiunta,
capacità di sedurre, coraggio
nell’affrontare le difficoltà della
vita, prontezza nell’affrontare le
incombenze quotidiane, capacità
di affiancare un uomo e di sostenerlo,
carte in regola per diventare
eventualmente madre ed essere all’altezza
del compito… Cos’altro?
Penso che per “diventare una donna”
al seguito di questi dettami e
stereotipi creati a tavolino sia necessaria
una vita intera.

Pag. 74
[…] è un grande affabulatore, perché si
commuove veramente nel rievocare
il suo passato, e riesce a fare
lievitare le parole. Mentre ci raccontava
tutto, ci portava nei posti
che erano stati gli scenari di quegli
eventi, aggiungendo naturalmente
pathos all’operazione. Vedevamo
sfilare davanti a noi l’ omino che
vendeva per strada le alghe pescate
di fresco col limone spremuto,
l’acquaiolo che vendeva l’acqua
con zucchero limone e ghiaccio…
la strada sterrata che prima di diventare
circonvallazione portava
dal mare alla montagna… i pomeriggi
interminabili al pallone nella
piazza, […] le feste in casa e
le riunioni di studio e politica, gli
scontri coi fascisti, le scritte sui
muri, il cinema dove andava dopo
pranzo…Per la prima volta, abbiamo
immaginato di cosa erano fatti
i suoi giorni (anche dolorosi e pieni
di dubbi, ma sicuramente popolati
di persone, musiche e viaggi:
“anni affollati”, come il titolo di
una canzone di Gaber). Prima che
salissimo sul treno mio papà mi ha
salutato con uno dei suoi soliti abbracci,
confessandomi che le stazioni
e le partenze gli mettono ormai
malinconia. Quando il treno
si è mosso, mi sono lasciata andare
a un pianto liberatorio, insensato
e irrefrenabile: […] avevo per la prima
volta scoperto quanto penoso
fosse per me il distacco continuo e
intermittente da quest’isola tanto
amata e odiata.

Pag. 76
Adesso mi ritrovo due fratelli
splendidi l’abbraccio e l’ascolto dei
quali non è sostituibile con quello
di nessun amico o fidanzato: perché
loro mi leggono dentro, sono
cresciuti con me.

Pag. 78
Che senso di completezza e pienezza,
che perfetta fusione di pace
e gioia bisogna provare quando si
tiene in braccio o per mano i propri
figli!

Pag. 87
Pulcino spennacchiato dalle guance
morbide e gli occhi profondi,
dai capelli morbidissimi, ti tenevo
in braccio e pesavi tantissimo, eri
un diavoletto curioso e socievole
leggermente disarmato di fronte
a tutto ciò che succedeva intorno.
Suscitavi in me un infinita tenerezza,
un forte senso di protezione
e un sottile smarrimento per il
fatto di non poterti e non potermi
evitare di vivere certi drammi
e sofferenze.

Pag. 91
Ce l’hanno fatta
per fortuna ad arrivare fin qua insieme
a resistere alle crisi e ad offrire
a mia sorella questo senso di
stabilità e continuità non ipocrita […].
Quanto è difficile
stare insieme! in questo mi hanno
dato un bell’esempio di cui avevo
sicuramente bisogno. Proprio perché
so dal di dentro quanto insopportabile
possa diventare una persona
che ti vuole bene e cui tu vuoi
bene, e quanto la noia, l’abitudine
e le preoccupazioni quotidiane
possano logorare le relazioni, ritengo
eroico chi riesce a difenderle
dalle intemperie del tempo e della
frustrazione ricorrente che tutti
ci coglie, chi prima chi dopo, per
ragioni autobiografiche e sociali.

Pag. 92
Ho una voglia repressa di danzare
e giocare e saltare, di esprimermi
con il corpo. Sono sempre stata
troppo sedentaria, ho sempre usato
troppo la testa. Il corpo esige
movimento, allenamento! Quando
riesco a sciogliermi un poco
mi si sprigiona dentro un’energia
sconosciuta, una sicurezza e un’audacia
insolita per me. […]
Penso che il
segreto dell’equilibrio stia per me
nell’alternarsi di attività teoretiche
e artigianali, oltre che in una
parte cospicua di tempo passata
all’aria aperta.

Pag. 95
Questa è una delle fidanzate
più importanti per mio padre
prima che si mettesse con mia madre.
Sono insieme a un lido della
“plaia”, quando il mare
non era ancora troppo inquinato e
affollato. Tutti e due in splendida
forma sembrano usciti da una parodia
degli anni 60 e da una canzone
di Gino Paoli. […]
Mi dà anche i brividi pensare alla solita,
banale storia delle vite parallele:
cosa sarebbe successo se mio padre
avesse sposato questa graziosa ragazza?
Quale altra sceneggiatura
ne sarebbe venuta fuori? di certo,
non una B., né un’ E., né
tante altre cose. Incredibile l’aleatorietà
e nel contempo l’irrevocabilità
dell’esistenza.

Pag. 103
Fa effetto a noi figlie vedere
invecchiare i genitori, vederli ogni
giorno cedere un po’ di forza fisica
e acquisire in cambio un po’ di
consapevolezza. Ma è bello anche
constatare la luce che brucia come
un tizzone ardente negli occhi,
e vedere quanta energia e quanti
suggerimenti e quanta ispirazione
saranno ancora capaci di darti per
molto tempo, se tutto va bene.

Pag. 107
Insieme. Convivendo quasi a tutte
le ore. Una dimensione mai più ripetutasi,
inebriante anche se piena
di contraddizioni… “mi casa es tu
casa”: ci hanno creduto davvero
per un periodo.

Pag. 108
Tutti e due capelli lunghi, su un
sentiero di spalle, un giro in campagna,
forse in montagna, con amici;
avete sempre amato i boschi. […]
Ancora oggi, in una parte
bambina e nascosta di me, al di là
di tutte le elaborazioni successive,
mi sento ogni tanto come una mela
spaccata a metà. In cui l’uomo non
potrà mai incontrare, o meglio, resistere,
accanto alla donna. […]
Eppure posso ritenermi,
come diceva il titolo
del libro di una psicologa diffuso
qualche anno fa, una di quei “figli
sereni di amori smarriti”.

Pag. 114
Quella macchina è stata epica: ha
fatto tantissima strada ed è durata
15 anni. Su quella macchina avete
girato mezza Europa, siete andati e
tornati dall’Inghilterra, ci avete caricato
legna per il camino, bagagli,
le borse piene di materiale
da vendere. Infatti, quando si è
fermata per strada all’improvviso,
rifiutandosi fermamente di proseguire,
e l’hai dovuta rottamare, sei
entrato in un vero e proprio lutto. […]
Quante discussioni calme
ed animate, canzoni di cantautori,
dormite sui sedili, chilometri macinati,
mani di meccanico, sguardi
pensosi dal finestrino, paesaggi, ha
visto quella renault!

Pag. 140
Mia sorella seduta sulla “timpa”
di fronte alla cisterna di raccolta
dell’acqua piovana, con sopra la girandola
che indica il verso del vento. […]
Penso che l’abitare
in campagna per tanto tempo
ti doni una naturalezza di fondo,
una trasparenza particolare, una
minore permeabilità ai giochi di
ruolo e alle recite così diffuse nella
vita di un’adolescente di città. Non
è necessariamente un bene in assoluto
per lei, dato che forse talvolta
si sentirà diversa e fuori posto, ma
quando la andavo a prendere al liceo,
spiccava rispetto a tutte le ragazzine
conciate come attrici, per
la sua freschezza autentica.

Pag. 141
Quel sorriso da ragazzina, quell’eleganza
spontanea, quella tranquilla
fiducia in te stessa, quella
forza e pazienza cresciute giorno
dopo giorno, quel coraggio di cominciare
una vita lontano dalla tua
Francia, dai tuoi parenti e dai tuoi
amici, quella capacità di leggere
dentro le persone, e di dire loro
la verità anche quando fa un po’
male… Saranno sempre parte di te,
che hai saputo dare un senso alla
tua vita anche quando è stata dura
e faticosa, e che ci sei sempre stata,
per tua figlia, per papà… e in fondo
anche per me.

Pag. 151
[…] adesso
quando mi guardo allo specchio
vedo i miei errori e paure stampati
in faccia, le prime visibili rughe,
un’asimmetria sempre più marcata,
un’impercettibile accenno di
smorfia triste e delusa, ma anche
un’identità più marcata, un sapere
finalmente cosa voglio fare, cosa
mi rende felice, e la consapevolezza
serena di essere diventata non
quella che volevo, ma, per quanto
sia possibile, me stessa.

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