Pierre Rabhi – tra gli eroi della decrescita felice

Oggi ho scoperto un nuovo maestro di vita, da aggiungere alla lista dei miti a cui ispirare i miei sogni: Pierre Rabhi.
Fra i preziosi Consigli di Luca Mercalli sul blog di Che tempo che fa, figurava questa proposta di lettura:

CONTRO LA DITTATURA DEI MERCATI – UN MANIFESTO PER LA TERRA E PER L’UOMO

 

Cenni biografici

Algerino, di padre fabbro e poeta, viene affidato ad una famiglia francese dopo la morte della madre e riceve un’educazione “occidentale”. Dopo gli studi e diversi lavori, si inserisce come bracciante nel mondo dell’agricoltura, imparando ad odiarne la logica produttivista e le sue conseguenze devastanti.
Con la moglie inizia a coltivare il sogno di una fattoria autosufficiente, approfondendo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. E il sogno si realizza, seguito da importanti incarichi nell’insegnamento dell’agro-ecologia: anima regolarmente conferenze e laboratori sui temi della decrescita, partecipa ad associazioni per la protezione della biodiversità ed è fondatore del Movimento per la Terra e per l’Uomo, la cui missione è aiutare ciascuno a costruire, a sua volta , nuovi modelli di società fondati sull’autonomia, l’ecologia e l’umanesimo.
Ha dato origine a numerose strutture, nate di sua propria iniziativa o dalle sue idee
: l’associazione Terre & Humanisme (all’inizio chiamata “Les Amis de Pierre Rabhi”), le Mouvement des Oasis en Tous Lieux, il centro agroecologico Les Amanins, la Ferme des enfants-Hameau des Buis et più recentemente Colibris – le Mouvement pour la terre et l’humanisme.

Dal suo blog Le blog de Pierre Rabhi, ho tradotto parte di quest’articolo:

J’ai un énorme contentieux avec la modernité

<< Non condivido l’idea secondo cui l’economia di mercato ha sollevato il mondo dalla precarietà. Io sono testimone del contrario. In questa oasi del Sud algerino dove sono cresciuto, ho visto una piccola società pastorale stravolta dall’arrivo dell’industria del carbone. Mio padre, che faceva cantare l’incudine per mantenere gli attrezzi dei contadini, ha dovuto chiudere la sua officina per distruggersi nelle viscere della terra. Al Nord come al Sud, degli uomini sono stati sacrificati per far crescere un capitale finanziario di cui non ricevevano altro che briciole. Hanno perso la loro libertà, la loro dignità, il loro “savoir-faire”. Avevo 20 anni quando ho realizzato che la modernità non era che un’enorme truffa.

Non ho smesso, in seguito, di cercare i mezzi per sfuggire al salariato, che considero, a torto o ragione, come fattore d’alienazione. E’ così che sono diventato “zappaterra agroecologista senza frontiere”. Dopo trent’anni, insegno in Africa delle tecniche che ho prima sperimentato sulla nostra fattoria di Ardèche. Incontro degli agricoltori presi nella trappola della globalizzazione. Degli uomini a cui hanno detto: “Il governo conta su di voi per produrre valute con prodotti d’esportazione”. Dovete coltivare più arachidi, cotone, caffé. Per questo vi servono fertilizzanti, semenze e pesticidi”. In un primo tempo gliel’hanno distribuiti gratuitamente. Regalo avvelenato. Perché, è evidente, la terra è dopata e la raccolta è più abbondante. Impressionato, il contadino torna alla cooperativa. Questa volta i prodotti miracolosi sono in vendita, a prezzi indicizzati a quello del petrolio che è servito a produrre i fertilizzanti. “Non hai soldi? Te li anticipiamo e li sottraiamo alla vendita della tua raccolta”. […]

Bisognerà reimparare a vivere con un giardino, un frutteto, una conigliera, un pollaio, un alveare e piccoli ruminanti. Ritrovare una performance che non si basi su una crescita illusoria, ma sulla capacità di soddisfare i propri bisogni con i mezzi più semplici. >>

                                                                                                                                                                                         signature

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Un pensiero su &Idquo;Pierre Rabhi – tra gli eroi della decrescita felice

  1. La crisi che stiamo vivendo in Italia, nel resto dell’Europa e credo di poter dire nel resto del mondo e’ un segno evidente che il sistema capitalista-consumista e’ giunto alla fine del suo ciclo illusorio. E’ evidente che il cambiamento che ci vuole per uscire dalla crisi non è assolutamente quello che ci vogliono far credere i vari governi, e cioè un cambiamente di strategie economiche: il cambiamento necessario non e’ assolutamente un cambio di direzione ma un profondo cambiamento culturale che ogni singolo individuo possa comprendere e condividere. In questa ottica la proposta culturale di Perre Rabhi mi pare l’UNICA percorribile, l’UNICA che possa permettere a tutti di vivere in maniera gratificante.

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