Cenni autobiografici

Da dove cominciare? Di solito la vita comincia dalla nascita :) Dunque…

Sono nata in acqua, in casa di un grande medico omeopata ed amico, da genitori artisti. “Artisti” nel senso di creativi, animati da una naturale passione per l’avventura e per l’indipendenza, che hanno scelto una vita libera, umile e tranquilla, sacrificando gran parte dei rapporti sociali in nome dell’integrità e della coerenza, creandosi, in una relativamente isolata casetta in campagna, un loro nido lontano dai grandi inquinamenti e dalla chiusura mentale della circostante gente “di paese”.

Cresciuta in mezzo a piante, animali, TV e fumetti, tra la studiosa solitudine dell’inverno ed i vivaci giochi estivi con gli amichetti delle città di mare, ho coltivato giorno dopo giorno fantasie, sogni e speranze, con l’ottimistica certezza che da grande avrei potuto fare di tutto per conoscere il mondo, accrescere la mia cultura e soprattutto trovare altre persone come me, con i miei stessi ideali e simili progetti di vita.

Per 13 anni ho passato le mattinate in scuole odiose, ottuse, in aule umide e senza sole, ad intossicarmi di radon e subire gli sfoghi di professori (tranne pochissime eccezioni)  sadici e frustrati dal sistema gerarchico della scuola stessa e della società, dovendomi difendere dall’ignorante ingerenza dei vaccini e della religione cattolica.
Ma, pur soffrendo di ansie e timidezza, o forse proprio grazie a quello, sono rimasta a galla in quella bolgia infernale grazie ai buoni voti, giungendo fino al 5° anno di liceo perennemente con l’etichetta di “prima della classe”. E devo dire che le premiazioni di fine anno e le piccole borse di studio certo non mi dispiacevano :P
Ma non ho mai sopportato tutte quelle formalità, quelle ipocrisie e quei valori borghesi dell’apparire in cui mi trovavo immersa, anche nella mentalià di molti compagni di classe.
Però ho tenuto duro, e il mio animo ottimista e affascinato dalla varietà della natura, tuttavia innamorato di tutto e di tutti, mi ha dato la forza per continuare.
Già al 4° liceo ero stufa di quella vita, ma gli esami di stato si avvicinavano. Iniziavo a sognare ragazzi visti solo di sfuggita, stavo seduta quasi sempre per studiare e i prof di educazione fisica ci permettevano di saltare gli allenamenti per andare a ripassare prima delle interrogazioni. E così i brufoli aumentavano, e il peso insieme a loro.
Un’estate ho pure avuto il coraggio di mandare degli sms ad un ragazzo, e già mi sembrava di aver commesso chissà quale pazzia, all’insaputa dei genitori.

Eheh, già… con i miei genitori ho un rapporto fortissimo, di grande confidenza su tutto, tranne che per un piccolo particolare: sanno parlare di politica, di filosofia, di psicologia, ma non sanno parlare di amore. Ci hanno sempre riso sopra su queste cose, sull’istinto, sulla passione; stra-ragionano sempre su tutto, mia madre in primis, e mio padre appresso, che pur essendo molto più caloroso ed estroverso, riconosce sempre la “naturale superiorità della donna”, come dice il grande Jacopo Fo. :D
Ci si stupisce che io sia sempre stata più incline alle Scienze che alle Lettere?! Assurdo.
Tutta la mia famiglia ha avuto una formazione classica, è vero, ma fin da piccola mi sono sentita indotta al ragionamento logico, alla riflessività, a sminuire ciò che è irrazionale perché troppo poco prudente. Dietro ogni comportamento doveva essere scovata la causa biologica o psicosomatica. Se una mia amica si innamorava di un ragazzo, ci si chiedeva quale fosse il suo rapporto col padre, e cose del genere…
Ero terrorizzata al pensiero che i miei scoprissero che mi piaceva qualcuno. Forse avrebbero pensato che volevo solo imitare i personaggi della TV, che mi facevo influenzare dalle amiche o per loro mi sentivo giudicata “troppo piccola”.

Ho continuato fino a 20 anni a sentirmi “troppo piccola”. Fisicamente lo ero, è vero, ed anche inadeguata (perché inesperta) a troppi rapporti sociali. Ma l’università ti obbliga a cambiare: nuova città, nuova casa, nuovi amici più simili a te, un po’ più di vita indipendente. All’inizio è stato entusiasmante, poi subito scombussolante: primi terrori per gli esami, prime cotte per i colleghi, prima solitudine vera e propria. Ma pian piano si riflette, ci si conosce, e si cresce.
Nel giro di due anni ho cambiato un po’ carattere, mi sono aperta al mondo, ho cominciato a distrarmi su internet, a scapito dello studio ma a vantaggio di nuove “conoscenze”. Ho ampliato i miei orizzonti ed interessi. Ed ho cominciato a capire quanto fosse importante dare voce anche al corpo oltre che alla mente. E’ strano che a casa mia questo sia stato sempre poco considerato. La cosa più importante è la salute, si dice; certo, ma la salute non si cura solo con l’alimentazione biologica, ma anche (e soprattutto direi..) ascoltando il proprio istinto, se se ne è capaci. E quando qualcosa non va, il corpo sa come farlo notare. Se non si fa movimento, se ci si sente inadeguati, se il cuore non sta bene, il corpo non ha abbastanza energie, e le cerca altrove (nel cibo, per esempio). Mi sono detta: “insomma, mannaggia… abbiamo detto salute prima di ogni altra cosa? E così sia!”
In sella ad una bici ho scoperto un mondo di gente molto più sana, semplice e consapevole di quella che conoscevo prima. Ho anche conosciuto meglio la città e fatto esperienze di cui avevo bisogno per sentirmi integra. Per sentirmi una persona più coerente ed intera, “tutta d’un pezzo”; nel senso che non sono più combattuta tra personalità diverse che vengono fuori a seconda del contesto. Ho cominciato a sentirmi ME STESSA, sempre. Più
grande, più sicura.
Non più vecchia dentro e piccola fuori, o viceversa a seconda dei casi. Ma semplicemente ragazza, ovunque e comunque. Con pregi e difetti che non c’è motivo di nascondere.
Anzi, probabilmente sto compensando anni di timidezza con un’esagerata voglia di raccontarmi a tutti. Immagino di poter dare fastidio, a volte. Chi fa così rischia di essere accusato di egocentrismo. Boh, io so solo che ho voglia di scrivere, sia per chiarirmi e fissarmi le idee, sia per essere più trasparente possibile agli occhi degli altri.
L’eccessiva riservatezza mi ha stufata. Odio quella di mia madre e mi dispiace quella degli amici. So che è anche un pregio a volte, o una difesa. Ma mi sembra un peccato lasciar correre anni di vita senza rifletterci su e farne tesoro, anche per gli altri. Soprattutto per le persone a cui vuoi bene e che dalle tue confidenze possono percepire la fiducia e l’affetto che provi per loro.

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2 Pensieri su &Idquo;Cenni autobiografici

  1. Naturalmente, per fretta o per privacy, non ho citato le altre persone più importanti della mia vita, e quanto siano state (e siano) importanti :)

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