Da “[…] L’arte di curarsi con l’omeopatia”, di Salvatore Coco

“Un’altra caratteristica dello stato di salute è la Spontaneità. […]

Per spontaneità si intende ciò che è veramente naturale e fa parte dell’istinto profondo dell’individuo. E’ una condizione difficile da conoscere e da vivere perché spesso, fin dai primi momenti della nostra vita, possiamo esserci trovati in delle situazioni educative ed ambientali di non rispetto delle istanze naturali e spontanee, con conseguente perdita o alterazione del nostro istinto profondo. […]

La civiltà, l’educazione, la religione, la famiglia, dovrebbero proteggere ed aiutare l’espressione dell’istintività secondo le naturali inclinazioni di ogni individuo, in modo che questi possa essere spontaneamente se stesso e divenire pienamente umano realizzandosi in maniera autentica. Naturalmente, questa condizione ideale ed auspicabile si verifica raramente perché la maggior parte degli individui subiscono un’educazione repressiva degli istinti e delle forze dell’organismo.
Questa manipolazione che può dare risultati sia di repressione che di esaltazione degli istinti, colpisce in maniera particolare due aspetti vitali fondamentali al mantenimento dell’individuo e della specie: il cibo e il sesso.
Siamo soggetti continuamente, per tutta la nostra vita, a degli input che possono deviarci da quello che è il nostro sentire spontaneo di questi due impulsi fondamentali. La pubblicità fa larghissimo uso di immagini sessuali, la pornografia ha una diffusione enorme, riusciamo a provare piacere nel mangiare o bere autentiche porcherie, che però sono state ben pubblicizzate.
Anche l’uso, così diffuso, di droghe di vario tipo, produce la perdita dell’istintività, a causa dell’alterazione che esse producono sulle sensazioni vissute dalla persona. Per quanto riguarda l’istintività alimentare, essa può essere alterata sia dall’educazione alimentare ricevuta, come pure dall’uso di spezie e additivi, che, mascherando il vero sapore ed odore dei cibi, ingannano il gusto, permettendoci di mangiare cibi che istintivamente rifiuteremmo, o stimolandoci a mangiare più di quanto ci è necessario.

[…] quando la nostra vita non è concorde con l’istintività che si trova nel profondo del nostro essere (perché non la conosciamo o perché non la ascoltiamo) avvertiamo sensazioni di dolore o di scontentezza. […]

L’uomo sano vive dentro di sé una sensazione di Unità col Tutto, realizzazione dell’istinto religioso o spiritualità.
Questa sensazione può essere vissuta in vario modo: per qualcuno è un fondersi con la natura, riconoscendosi come una fibra dell’universo; per altri è un sentirsi in unità con gli altri e col mondo, vivendo uno stato di coscienza cosmica; per altri ancora che vivono il senso divino del Tutto, si percepiscono come facenti parte di Dio, e sentono Dio all’interno di se stessi. […]

Il bisogno religioso e l’esperienza religiosa sono due aspetti qualitativamente diversi tra loro, e moltissime persone che pur si dicono religiose solo perché partecipano alla pratica dei riti, non hanno purtroppo la profondità dell’esperienza religiosa, vedono la grandezza di Dio fuori di loro, ma non sono piene di Dio e non vivono nella vita quotidiana la caratteristica fondamentale della divinità: il sentimento di amore creativo.

Giorni fa, ho vissuto una profonda esperienza di unità: mi sono sentito come una piccola cellula che faceva parte di un grande corpo, tutto quello che mi circondava, gli alberi, la natura, gli animali, gli altri uomini, quello che vedevo e quello che soltanto percepivo erano parte di questo immenso corpo. […] la separazione con gli altri esseri viventi, uomini, animali o piante è soltanto apparente. Ho immaginato come se una cellula epiteliale del braccio si vedesse separata da una cellula epiteliale del viso, in realtà lo è ma è unita all’altra cellula perché sono parte di un unico corpo. Ed ho riflettuto su quante volte nella mia vita mi comporto come una cellula distaccata dall’unità e piena di motivazioni esclusivamente individualistiche.

Vorrei concludere citando due frasi che sono state per me fondamentali e che mi hanno accompagnato nelle mie riflessioni sulla vita e sulla medicina.
La prima è di Chuang Tsu: “Quando la mente è libera, il corpo si perfeziona da solo“. In essa il grande filosofo taoista afferma che il miglioramento di sé, anche nella propria struttura fisica, come pure nello stato di salute, è profondamente legato al raggiungimento della libertà interiore e ci invita a svilupparla.
La seconda è un proverbio siciliano che recita “Cori cuntentu campa cent’anni“.
Questo semplice proverbio ci insegna più di quanto potrebbero farlo libri “molto grossi”, perché ci dice che se vogliamo vivere bene ed a lungo dobbiamo cercare e coltivare nel nostro cuore la gioia, la felicità e l’amore.
Sappiamo perfettamente quanto tale compito non sia facile, ma è proprio questa la straordinaria sfida che la vita quotidianamente offre, indistintamente, a tutti.

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Un pensiero su &Idquo;Da “[…] L’arte di curarsi con l’omeopatia”, di Salvatore Coco

  1. Sono affascinata da ció che ho letto!!!! Ma volevo dire come di fa a trovare amore gioia e serenità anche nelle situazioni piu difficili, e mantenerla anche durante questi brutti periodi??

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