Da “E quel maggio fu: rivoluzione!”, di Angelo Quattrocchi

[…] è successo che la preistoria sia, in quel mese e qui, divenuta storia.

Le rivoluzioni sono l’estasi della storia, momenti in cui la realtà sociale e il sogno si fondono: un atto d’amore.

Un solo piacere ha la borghesia: quello di degradare tutti i piaceri.

Gli studenti di sociologia chiedono di discutere i libri di Wilhelm Reich, sulla repressione e la sessualità. Il professore dice no.
[…]
<<Ma cosa mangiano gli arabi e i portoghesi che vivono fuori nelle baracche, professore?>>
<<[…] non lasciamoci distrarre da cose secondarie. Perché c’è un futuro che vi attende, se voi studiare disciplinatamente>>.

Lo studio idiota è la loro catena di montaggio.

Grazie agli esami e ai professori la competitività comincia a sei anni.

E’ importante anche che il sindacato dei prof, che non è poi così a sinistra, si sia schierato con gli studenti. E’ successo che dozzine di prof sono stati picchiati dai flics (poliziotti), i quali, nel loro fanatismo da crociata, assalto tutti. E niente è più radicale di una botta in testa per fare infuriare un prof.

Ed eccoli a gridare il loro diritto di imparare quel che vogliono e come vogliono. Eccoli ad affrontare i lacrimogeni che fanno vomitare né più né meno dei testi scolastici.

I flics attaccano ancora […]. Li educano a disprezzare, li pagano per odiare. Come tutti i mercenari, sono impauriti, perché non sanno chi combattono e perché. A volte sembrano quasi umani.

I consumi sono l’oppio del popolo.

Loro ti comprano la tua felicità, tu rubagliela.

Quando il parlamento diventa un teatro borghese, tutti i teatri borghesi diventano il parlamento (scritta sulla facciata dell’Odeon, il grande teatro della borghesia parigina, occupato).

L’immaginazione al potere.

Prendo i miei desideri per realtà, perché credo nella realtà dei miei desideri.

L’editto di maggio: “E’ proibito proibire“.

Libertà è coscienza dei propri desideri.

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