“Cara maestra”, di Luigi Tenco …in turco :P

Sevgili öğretmenim
Sevgili öğretmenim,
bir gün bize öğretiyordun ki
bu dünyada biz,
biz hepimiz eşitiz;
ama müdür sınıfa girerken
hepimizi ayağa kaldırdın,
ve hademe sınıfa girerken
oturmaya devam etmemize izin verdin…
Sevgili rahibim,
diyordun ki kilise
yoksulların evidir,
yoksul insanların;
ama kiliseni kapladın
altın perdeler ve renkli mermerlerle;
şimdi nasıl bir yoksul içeri girerken
orayı kendi evi gibi hissedebilir ki?
Sayın başkan,
bana dediler ki bir gün
bağırıyormuşsun insanlara:
kazanmak ya da ölmek!
Şimdi öğrenmek isterim nasıl oldu da
kazanmadığın halde hâlâ ölmedin,
ve senin yerine pek çok insan öldü
ne ölmeyi ne de kazanmayı isteyen…
[grazie a Tolga per questa traduzione!]
Testo originale:
Cara maestra,
un giorno m’insegnavi
che a questo mondo noi
noi siamo tutti uguali.
Ma quando entrava in classe il direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti.
Mio buon curato,
dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri,
della povera gente.
Però hai rivestito la tua chiesa
di tende d’oro e marmi colorati:
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?
Egregio sindaco,
m’ hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente
“vincere o morire”.
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai, eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire?
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