La mia anarchia

Questa parola, così abusata, così fraintesa, così strumentalizzata; questa parola, purtroppo, è la migliore che ci sia per descrivere la mia natura, al di là delle ideologie politiche e filosofiche che ne prendono il nome.
L’anarchismo è, in senso lato, una mentalità, un modo di vedere la vita, un sentimento che ispira ogni azione o stato d’animo. Sfortunatamente è ormai una parola “scaduta”, trasformata, violentata continuamente da
giornali e TV.

Per capire ciò che voglio dire, bisogna dimenticare questi abusi di linguaggio, o doppi sensi, e concentrarsi sul suo semplice significato originario: “ANARCHIA“, ovvero “SENZA POTERE”. Può forse essere negativo questo significato, quando è la privazione di uno dei più grandi mali di tutti i tempi?! Quand’è la privazione della maggiore crudeltà di cui è capace il difettoso animo umano (l’oppressione di un essere vivente su un altro essere vivente)??!

Da ciascuno secondo le proprie possibilità a ciascuno secondo i propri bisogni, questa è la sintesi del pensiero anarchico, inteso come modello politico. Ma, al di là di questo discorso, sicuramente discutibile e difficile da capire [anche se equivale banalmente a ciò che accade in una famiglia: basterebbe che tutti gli uomini si sentissero fratelli di una grande famiglia, collaborando ciascuno per il bene di tutti], vorrei  parlare del sentimento naturale che la parola rappresenta, direi perfettamente.

Non è altro che un sentimento di intolleranza e insofferenza verso qualsiasi tipo di sottomissione o DIPENDENZA, verso ogni forma di repressione che non sia esclusivamente dovuta alla propria COSCIENZA (la kantiana “LEGGE MORALE DENTRO DI ME“). Un vero “anarchico” è chi sente dentro di sé l’immenso valore dell’INDIPENDENZA e dell’AUTOSUFFICIENZA, chi soffre di fronte alle ingiustizie o ad ogni forma di potere dell’uomo sull’uomo, di disuguaglianza.

Alcuni dei momenti cruciali della mia crescita, in cui mi rendevo conto di che cosa significasse sentirsi anarchici, accadevano a scuola (= lager, in quanto regno della gerarchia e della repressione): quegli attimi in cui entrava in classe il bidello e desideravo ardentemente alzarmi in piedi, mentre tutti gli altri se ne stavano seduti, dopo essersi alzati 5 minuti prima al passaggio di un professore o del preside ( v. canzone di Tenco: http://www.youtube.com/watch?v=QXcLyttTKRk).
Che cos’è questo se non un retaggio di fascismo?! Perciò il rispetto di una persona si misura sul suo grado sociale?? O tanto peggio sul suo stipendio?!

Ingrediente fondamentale nella felicità di una persona, come ho già detto altrove, è poter essere SE STESSI, autentici, seguire i propri istinti e le proprie idee. In sintesi rispettare la propria NATURA. Non capirò mai perché, nel corso dei secoli, gli istinti e i bisogni naturali siano stati così tanto repressi e demonizzati.

NE’ DIO NE’ STATO, NE’ SERVI NE’ PADRONI” è un altro famoso slogan anarchico. La religione (ma ancor più le ISTITUZIONI RELIGIOSE) è uno dei maggiori poteri della storia, con l’imposizione dei suoi dogmi e delle sue regole assurde, spesso più formali che spirituali. E lo STATO, con le sue leggi razziste e i suoi cavilli burocratici, rivela, forse oggi più che mai, la sua natura diabolica e dittatoriale. Basti pensare, ad esempio, al divieto di campeggio libero, al divieto di autostop, ai percorsi obbligati, alle telecamere dappertutto (“socialdemocrazia”: v. canzone di Lolli: http://www.youtube.com/watch?v=r7Z3hKb50WM), alle tasse di ogni tipo, alla televisione manipolata e manipolatrice, al capitalismo e consumismo che ci vengono imposti per non annegare nella vasca dei pescecani, per stare a galla in tutto questo maledetto “SISTEMA”.

Ma una persona dagli anarchici sentimenti non può star bene in un mondo del genere, non può sentirsi a suo agio in una scuola del genere, non può accettare tali regole sociali, per cui un pezzo di carta ha più valore dell’amore tra due persone (di qualsiasi sesso, ovviamente), per cui un contratto di matrimonio (in cambio di migliaia di euro a Chiesa e Stato), può rendere “ufficiale” il legame di una coppia, con la facoltà di “disufficializzarlo” previo intascamento di ulteriore denaro.
E non può stare bene in un mondo in cui la moda ed i costumi sociali costituiscono anch’essi una forma di potere, ancora a discapito della FANTASIA individuale e del rispetto della naturalezza del proprio corpo (vedi trucco, piercing, depilazione e altre simili degenerazioni di questa umanità… che osa definirsi evoluta!)

Per me, quindi, essere “anarchica” vuol semplicemente essere naturale, non tollerare alcun tipo di DIPENDENZA, incluse droghe, fumo, alcool e tutto ciò che altera lo stato di autenticità e di libertà, sia la propria che
quella degli altri.
Il sentimento “comunista” che ciascuno di noi si porta dentro (v. canzone di Gaber: http://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ) non può mai farci perdere le speranze; ci dà se non altro una ragione di vita, un motivo per andare avanti, inseguire i sogni, cercare di costruire qualcosa… innanzitutto con le persone care e poi, magari, insieme a tutti gli altri compagni di pianeta :)

[v. “Il pianeta verde”, film: http://video.google.com/videoplay?docid=-3658892960097906379# ]

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Un pensiero su &Idquo;La mia anarchia

  1. Cara Elise non sono per nulla d’accordo con tutto ciò che hai scritto (ad esclusione dell’etimologia della parola anarchia). Quando scrivi: “Da ciascuno secondo le proprie possibilità a ciascuno secondo i propri bisogni“ mi viene da chiederti: chi decide il “proprio bisogno”? Cosa è il proprio bisogno? Dove inizia, dove finisce? Ci vuole sempre qualcuno che decide dove finisce il bisogno e dove inizia il capriccio semplicemente. Ecco che nasce la figura che ha potere. Da qualsiasi parte tu prendi la questione uscirà sempre la parola “etica” che risulta essere una repressione sempre per una minoranza degli individui. Quando parli di famiglia ti vorrei chidere: hai mai litigato con tua sorella? Chi decide chi ha ragione? Sai bene che la “ragionevolezza” non è la risposta migliore a questa domanda. O vi mettete d’accordo o c’è bisogno di una figura super-partes. L’esistenza della gerarchia è l’unica soluzione per una società formata da più di 2 individui. Non è un teorema, è testimoniato da tutte le società di cui abbiamo documentazione storica. Lasciando stare che la mente umana non pone limiti alle proprie libertà e alle proprie fantasie quindi un freno è giusto porlo.

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