Sfogliando “Saltatempo” (Stefano Benni)

>>> Inizia il liceo

“Gli altri compagni di scuola li dividevo in vere merde, quasi merde con fascino, simpatici e simpatici disperati. Le vere merde erano Gentilini, un fascistello prepotente e ricco, figlio del presidente della squadra di basket cittadina, alto e con la faccia da falco, girava sempre con una gran moto e pupa al seguito. Poi c’era Monachesi, fighetto, ruffiano e spia, reggicoda di Gentilini, che cambiava cravatta ogni giorno e bruciava le mille lire in classe. […] I simpatici erano Verdolin Valerio, una gran faccia da pazzo che non faceva altro che disegnare e scrivere fumetti e si definiva ANARCHICO VANGOGHICO, e divenne subito il mio amico preferito. […] Poi il compagno Carpaccio, un baffutello asmatico che inalava spray in continuazione e citava Mao a memoria, aveva l’alito all’aglio e non faceva altro che criticarmi perché, diceva, ERO UN CONTADINO ARRIVISTA CON TENDENZA ALL’INURBAMENTO BORGHESE (!)” (pag.98)

>>> La vendetta

“MACCHINA, dissi accarezzando il cofano, non ce l’ho con te, tu sei bella e svelta, hai portato anche delle cose buone nel mondo. Bastava che restassi quello che sei, un carriolone con un motore assai raffinato, NON LA PADRONA DI OGNI STRADA E OGNI CITTA’. Tu sei disegnata nella bandiera di quelli che hanno distrutto ciò che c’era di più vivo e generoso nel mio paese. Ce ne sono milioni come te che in questo momento corrono sull’autostrada e si schiantano una contro l’altra, diventano carogne di lamiera e sopra la gente ci muore contenta e rassegnata e sempre di più ne morirà. Sei la macchina di due bastardi, non è colpa tua, ma ora devi fare questo salto, devi provare cosa vuol dire l’ultimo respiro della vita. Capiscilo tu, perché certi uomini non sanno più capire” (pag.254)

>>> Alla festa (coi compagni fighetti)

“Io facevo la conoscenza di un sacco di gente, bevevo moderatamente e ogni tanto tenevo una mano a Selene. Capivo che ero abbastanza considerato, anzi qualcosa di più. Se ha portato due pupe così, pensavano gli uomini. Se ha portato due pupe così, pensavano le donne. In tutto questo, Selene e Lisa erano considerate NON MOLTO PIU’ DI DUE VALIGIE, mancavano SEI MESI E NOVE GIORNI AL FEMMINISMO” XD (pag.105)

>>> La tele-visione

“E io guardai l’orologio del quiz che segnava i secondi che mancavano per rispondere ed ebbi un singulto temporale, vidi un gran televisore a colori e uno che dalla poltrona gli sparava contro un pistolino nero, e lo colpiva, perché lo schermo cambiava immagine cercando forse di piacere di più o di mimetizzarsi. Poi ebbi una visione, come l’esplosione di un altissimo fungo atomico di CRETINERIA e le scorie ricadevano su ogni punto del nostro paese, affollate metropoli e sperdute lande, e l’effetto era un RINCOGLIONIMENTO TOTALE, cosmico, indescrivibile. Nessuno aveva ancora capito che quell’elettrodomestico lì era IL BALCONE DEI BENITI FUTURI” (pag.76)

>>> Il ritorno di Selene

“Lei sembra stizzita e dice, se ce l’hai con me dimmelo che me ne vado. Io dico no, ma sei andata via che eri una PIRATESSA SELVATICA piena di fili di paglia e spighe nei capelli come noi, e torni che mi parli di smoking e cinematografo e villette, ho capito che torni da turista, mica da paesana, e io insomma se vuoi saperlo mentre eri via SON SUCCESSE UN SACCO DI COSE non belle, a Gancio e Fulisca, AI PESCI DEL FIUME, ALLA TESTA DELLA GENTE. Io vivo con mio padre in una casa gialla e brutta, in camera mia posso attaccare al muro quello che voglio ma resta piccola, non abbiamo una lira e se zio Nevio non mi regalava il galleggiante e le esche non potevo neanche pescare, sarò anche antipatico, ma non puoi dirmi solo cosa è successo a te senza chiedere cos’è successo a me.
Scusa, dice lei con un filo di voce, scusa davvero.
Niente, dico io.
Sta un po’ in silenzio e si arrotola un treccione di capelli, così nervosa che temo che se lo strappi. Allora per fare la pace le metto la mano sotto il naso.
Questo è il profumo di moda quest’anno in paese, le dico, si chiama AMOUR DE VERMICEL.
Lei ride e mi mostra la lingua. Mi sembra cresciuta anche quella, mio dio. Esamina il contenuto del canestrino a mollo nell’acqua. Quanti pesci hai preso, dice. Poverini. Alcuni sono ancora vivi.
Se vuoi, dico io, li lascio andare. Lei non commenta.
Allora vuoto il panierino nell’acqua e li libero. Metà son già mezzi morti, metà si riprenderanno. La frittura se ne va scodinzolando verso il mare. COGLIONE CHE SONO.” (pag.68)

“[..] Poi dice: sai, ci sono tanti ragazzi in città che mi fanno la corte […] Ma sono così noiosi, sospira, non distinguono un tiglio da un pero, non sono mai stati al fiume, solo in piscina o a Riccione, e mangiano quei fragoloni che sanno d’acqua e li chiamano fragole e io dico no, guardate che le fragole sono quelle di bosco, quelle piccoline.
Giusto, dico io. E magari non riconoscono le ortiche e ci siedono sopra.
E quando io gli racconto che sono nata qui mi chiamano la PAESANELLA. Ma poi io gli ballo davanti e loro si innamorano. […]
-Tutte le volte che venivo qui e vedevo le fragole – dico tutto d’un fiato – pensavo a te.
Davvero?, dice lei, e mi si avvicina e col filo d’erba in bocca, mi solletica le labbra. E lì non mi tiene più nessuno, anzi non ci tiene più nessuno.” (pag.74)

>>> Pensieri e premonizioni

“e io non vorrei conoscere il futuro, ma il futuro mi chiama, mi ammonisce, mi dice che i RAGAZZI NATI NEL BOSCO passano troppo tempo DA SOLI A FANTASTICARE, è la loro miracolosa FORTUNA e il loro maledetto SEGRETO. [..] Vidi un fiume torbido che correva in mezzo al paese, e dentro rami spezzati e pesci morti, e mani avide che spartivano una manciata di terra. Vidi una luna di cenere. Ma una parte di me ascoltava il rumore di quel bosco e diceva: esiste anche questo, ciò che non verrà mai toccato né visto da tutti gli uomini. SOLO DA QUELLI CHE VIVONO DAVVERO.” (pag.45)

>>> Il vecchio Celso

“E io mi fermai sulla soglia e pensai: come può un uomo vivere anni e anni dentro quest’angolo buio, che brandello di vita, che pochi pensieri e volti, che solitudine senza fondo. EPPURE, quando lo vidi arrivare curvo con il cesto delle patate sotto il braccio e la zappa, sentii il CALORE DEL SUO BRANDELLO DI VITA, sentivo i suoi pensieri, vedevo il fuoco che lui accendeva la notte, e una donna bionda che gli appariva in sogno, e i colpi di tosse che gli fermavano il cuore. E il rumore della PIOGGIA, le ALBE gelide, L’ODORE DELLE PATATE CAVATE DALLA TERRA, e il sapore del vino che gli regalava mio padre. NON SI POTEVA STRAPPARE QUEL BRANDELLO, era la stessa stoffa del mio. Celso, volevo chiedergli, ci andavi al fiume da piccolo? Li hai visti anche tu i pesci nella corrente? CHI AVEVA IL DIRITTO DI SPAZZARLI VIA? Il mondo ANDAVA AVANTI, magari per andare avanti distruggeva quello che aveva davanti ed era un pezzo di mondo, mica di un pianeta nemico, si bucavano le montagne, la gente si sarebbe spostata VELOCE ovunque, IMPOSSIBILE STARE DA SOLI, MAI PIU’ baracche e solitudini. Così era scritto. Ma quando quell’orto sarebbe stato cancellato, l’autostrada avrebbe mangiato la montagna e le assi della baracca sarebbero crollate sotto il fiato del lupo, dove sarebbe andato Celso? E sperai che la donna bionda o la tosse nera lo portassero via prima che dovesse lasciare quella casa. PERCHE’ OGNI TANA E’ UNA CASA. Ogni BUCO, ogni NIDO, ogni SASSO sotto l’acqua è una CASA, anche se non ha la targhetta col campanello, il numero di telefono e la porta col catenaccio” (pag.26)

>>> Visioni primaverili… XD

“Per di più notai che tutte le libellule volavano a coppie, era la stagione degli amori, trombavano anche in aria, era tutto un TRAFFICO DI BILIBELLULE. Cercai di distrarmi da quell’eros aereo, ma subito vidi nella sabbia uno scarabeo rotolamerda, nero lustro e grosso, che anche lui inchiappettava la sua fidanzata, e procedevano a passetti di mambo lasciando una striscia sulla sabbia, il percorso dell’amore.”

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